Stalle con robot di mungitura: come migliorare l’efficienza tecnico-economica

28/10/2021

Il parere dell’esperto

Articolo a cura del Dott. Andrea Pesenti, dottore agronomo e consulente tecnico commerciale per Ferrero Mangimi.

I robot di mungitura sono ormai realtà affermate e decisamente diffuse nel mercato italiano. Dal 1992, anno di prima installazione di un robot di mungitura, ad oggi il mercato del latte e la tecnologia ad esso legata si è evoluta a dismisura.

A fronte dei continui cambiamenti di scenari del mercato e dell’aumento dell’offerta tecnologica, le aziende da latte dovrebbero maturare uno sguardo capace di vedere ogni cosa come opportunità, partendo dalle peculiarità della propria stalla, dai propri dati tecnici e dai proprio numeri economici.

Proprio per questo è interessante mettere a fuoco alcuni aspetti della gestione dell’azienda robotizzata e i relativi risvolti economici che in questi anni ho visto essere fondamentali per poter godere a fondo dei punti di forza di questa tecnologia sempre più attraente.

Abbiamo ormai tutti imparato quanto la gestione aziendale faccia la differenza tanto da trovare allevamenti in condizioni simili, ma, ad esempio, con livelli produttivi completamente diversi.  Per questo è sempre il caso di diffidare da valutazioni generali o sommarie, poiché i risultati sia tecnici che economici cambiano radicalmente da azienda ad azienda.

1. L’USO DEI DATI: COSA GUARDARE?

Per impostare al meglio la gestione aziendale delle stalle robotizzate è ovviamente necessario prestare attenzione alla miriade di dati che i robot forniscono. Il tracciamento dati che viene “acquistato” insieme al robot è di particolare interesse, ma anche in questo caso nulla è automatico: bisogna nel tempo capire quali sono i dati più importanti, quelli che aiutano di più nelle decisioni, quelli da guardare giornalmente o settimanalmente o ancora mensilmente. Non tutti i dati, seppur interessanti, hanno la medesima potenza di informazione e di proattività.

A questo proposito, il dato che più è legato al successo economico della stalla è il latte per robot o latte per macchina, cioè il quantitativo di latte munto giornalmente per unità robotizzata. Tutti i parametri del robot devono essere gestiti come al servizio del latte per macchina, della sua massimizzazione. Ovviamente il criterio è molto semplice:

il robot ha un costo, più litri di latte munge più sarà quello che mi rimane in tasca diluendo quindi il costo iniziale.

Sembra una banalità, ma raramente questo è il vero dato inseguito in modo spasmodico in azienda pur essendo l’unico che abbia impatto diretto sul successo economico. Troppo spesso è dato per ovvio, veramente in pochissime realtà è usato come criterio principe per guardare a tutti gli altri dati e per modificare i settaggi o le impostazioni.

La massimizzazione del latte per macchina ha però varie componenti, tutte interessanti, ma che variano da azienda ad azienda. Per capire l’impatto di questa impostazione gestionale facciamo dei conti su una stalla che ho aiutato in questo passaggio.

La situazione inziale era quella mostrata dalla tab.1, cioè una situazione di tutto rispetto, ad altissima produzione. Nella tab.2 vedete invece la situazione dell’azienda dopo un anno e mezzo di lavoro sulla massimizzazione del latte per robot. Facendo dei veloci calcoli, usando come punto di paragone economico l’IOFC (a parità di prezzo del latte e costo del mangime) rapportato alla macchina, vediamo che la differenza tra la prima e la seconda situazione è di 100 € al giorno in più a favore della seconda. Da notare viene tenuto conto anche di una aumento del costo della razione unifeed nel secondo caso.

Tab.1: Situazione aziendale di partenza


Tab.2: Situazione aziendale dopo un anno e mezzo

Questo esempio non vuol suggerire un assetto aziendale giusto in assoluto e uno sbagliato in assoluto, è solo l’applicazione di un concetto volto al miglioramento economico. In ogni realtà, in base al punto di partenza e all’assetto aziendale, si può studiare un percorso diverso, con obiettivi finali non necessariamente uguali.

L’importante è capire che ogni dato (latte per vacca, tempo libero del robot, frequenza di mungitura, velocità di mungitura, rapporto tra primipare e pluripare in mandria e ai giorni di lattazione) deve essere guardato in funzione del latte per macchina, cioè per massimizzare il latte prodotto per unità robotizzata.

L’obiettivo è sempre più latte per macchina col minor numero di vacche possibili. Come obiettivo minimo è fondamentale non avere meno di 2000 litri per macchina al giorno in media, come obiettivo di eccellenza invece bisogna puntare a stare sopra i 2500 litri per macchina al giorno.

2. LA GESTIONE DELL’UNIFEED

Nell’alimentazione delle vacche si è ormai diffuso un concetto giustissimo e utilissimo: ridurre la variabilità dell’unifeed per migliore e dare stabilità alle fermentazioni ruminali.

L’installazione del robot di mungitura non fa venire meno questo assioma dell’alimentazione di precisione, anzi, ne acuisce l’importanza. Perché in questa situazione non abbiamo più solo la variabilità dell’unifeed e di ingestione dell’unifeed, ma anche la variabilità di ingestione dell’alimento nel robot.

É  importantissimo, sia per le fermentazioni ruminali, sia per la stabilità di ingestione e ancor di più per la costanza produttiva, che non ci siano grosse variabilità di ingestione da un giorno all’altro e da vacca a vacca (salvo ragioni produttive e di giorni di lattazione).

Concentrato programmato, scaricato e consumato

Per capirci meglio premetto che c’è una grossa differenza tra concentrato programmato, scaricato e consumato.

Il concentrato programmato è il quantitativo di mangime che la macchina, in base alle curve alimentari, deve somministrare all’animale.
Il concentrato scaricato è quel concentrato che la macchina riesce a scaricare all’animale in base alla sua frequenza di mungitura e ad altri parametri impostati.
Il concentrato realmente consumato è invece quello che veramente l’animale ingerisce, che non è però misurato realmente dai robot di mungitura.

É importantissimo a questo proposito generare delle curve alimentari che appiattiscano sempre più la differenza tra alimento programmato o teorico e quello scaricato per minimizzare la possibilità che i singoli animali possano, per varie ragioni, ingerire diversi quantitativi di concentrato ogni giorno.

In più la minimizzazione di questa differenza ci rende abbastanza confidenti che il concentrato realmente consumato sia molto simile a quello scaricato.

Concentrato massimo e medio

Oltre ad uno studio attento delle curve alimentari, che a mio avviso vanno studiate caso per caso, è necessario considerare attentamente il quantitativo di concentrato massimo e medio che vogliamo somministrare alle bovine. Numerosi studi dimostrano come a livelli crescenti di concentrato aumenta notevolmente l’avanzo e quindi la variabilità di ingestione.

In sostanza dai 7 kg capo giorno in su di alimento da robot per singola vacca si comincia a vedere una perdita di stabilità di ingestione e di conseguenza l’instabilità della produzione di latte.

L’ideale sarebbe quindi non superare i 6,5 kg capo giorno come massimo per le bovine più produttive. Viste le grosse differenze di fabbisogno tra primipare e pluripare consiglio sempre di usare delle tabelle più conservative per le primipare.

Per minimizzare la variabilità di consumo è utile andare a modificare anche altri parametri del robot ove possibile, come per esempio:

  • la velocità di scarico del mangime,
  • il tempo di ricalcolo delle curve,
  • il carry over,
  • l’incremento e la diminuzione massima,
  • la razione massima per visita,
  • e via dicendo.

In più non illudiamoci che aumentare continuamente l’alimento nel robot possa influenzare in modo significativo la frequenza di mungitura.

Diminuzione di variabilità dell’unifeed

Per completezza è poi giusto menzionare anche la diminuzione di variabilità dell’unifeed stesso.
L’unifeed rappresenta infatti sempre almeno il 70-75% dell’ingestione giornaliera della vacca, sarebbe quindi impensabile avere successo senza gestirlo al meglio.

L’unifeed o meglio il suo avvicinamento continuo (almeno 8 volte al giorno) e lo scarico dal carro rappresentano peraltro un grosso stimolo per gli animali per andare a farsi mungere. Tutti gli accorgimenti che vanno nella direzione di diminuire la variabilità degli alimenti e delle particelle dell’unifeed, che aiutano ad avere alimento sempre fresco e non demiscelato, che rendano il carro sempre performante e perfettamente funzionante, sono utili in ogni realtà, ma ancor di più in una stalla robotizzata.

Strumenti informatici necessari

Per tracciare al meglio e controllare il più possibile l’efficienza del proprio sistema alimentare, unifeed in primis, è necessario utilizzare dei semplici strumenti informatici.

Basta tracciare giornalmente l’unifeed scaricato e gli avanzi del giorno prima, il latte consegnato ogni giorno e calcolare ingestione reale, IOFC e indice di conversione.
Ogni qualvolta vedremo valori non graditi o tendenze migliorabili potremmo andare subito ad intervenire con tempestività e potremo anche valutare in modo oggettivo i miglioramenti o peggioramenti dati dai cambi alimentari, che riguardino prodotti aziendali o comprati.
L’alimentazione è il costo più grande nella produzione di latte, non possiamo lasciare nulla di casuale o non controllato adeguatamente.

3. I COSTI ALIMENTARI

La gestione dell’unifeed ha dei risvolti importantissimi sui costi alimentari, che in momenti come questo hanno ancor di più maggior incidenza sulla profittabilità dell’azienda.

Abbiamo già detto in precedenza che la nutrizione animale deve mirare a massimizzare la stabilità ruminale. É importante impostare un certo equilibrio nutrizionale tra unifeed ed alimento in macchina sia per ragioni legate alla stabilità ruminale, ma anche sicuramente per contenere i costi alimentari.

Attenzione, la presenza di un ottimo alimento da robot in quantità adatte è fondamentale per il corretto funzionamento del sistema, ma la necessità rimane quella di non estremizzare in nessuna direzione, ma gestire con un giusto equilibrio. Questo a maggior ragione poiché la letteratura scientifica e anche il numero di prove pratiche mostrano chiaramente che oltre certi quantitativi non esiste un legame con il miglioramento delle performance della stalla.

Rapporto tra mangime consumato e quintali di latte prodotti

Consiglio sempre di tener monitorato un dato molto interessante: il rapporto tra mangime consumato e quintali di latte prodotti al giorno per l’intera mandria, ma anche lo stesso rapporto nelle singole vacche.
Il quantitativo medio di stalla ci aiuta a monitorare l’efficienza con cui i nostri animali consumano il mangime in rapporto a quanto latte producono.

L’efficienza massima, che incrocia le esigenze di stimolo alla mungitura e la necessità di ridurre i costi alimentari, è stare

tra gli 8 e 9 kg di mangime ogni 100 chilogrammi di latte prodotti.

Monitorare lo stesso dato sulle singole vacche, almeno su medie settimanali, può essere un modo utile per stilare al meglio le curve alimentari e toccare con mano le enormi variabilità che ci sono tra animali e animali che non sempre si meritano i quantitativi di mangime assegnati. Così facendo riusciremo a controllare maggiormente i costi alimentari, massimizzando l’ingestione di unifeed e controllando la resa del concentrato fornito nel robot.

CONCLUSIONI

L’allevamento della vacca da latte fa i conti ormai da molti anni con una marginalità ridotta e con la volatilità dei mercati sempre più accentuata. Questo richiede grande attenzione e lungimiranza nel momento in cui si decide di fare nuovi investimenti in stalla.

Oggi, dopo tanti anni dai primi robot, non si tratta più di discuterne la validità teorica o tecnica del prodotto che è ormai assodata, ma solo di capire quali sono i fattori che possono garantirne il successo tecnico ed economico. Come abbiamo visto in precedenza questo successo dipende dal livello di gestione aziendale e dalla situazione economico-finanziaria dell’allevamento.

La tecnologia infatti non è di per se sinonimo di successo, ma è vero che quando è ben applicata, può portare al successo. Più aumenta il livello tecnologico dell’azienda, più deve aumentare la capacità di gestione e analisi dei numeri tecnico-economici da parte del direttore aziendale.

Dott. Andrea Pesenti

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