Sovraffollamento in stalla:
conseguenze e strategie utili

19/09/2019

Il parere dell’esperto

Articolo a cura del Dott. Andrea Manca, dottore Agronomo e consulente tecnico commerciale per Ferrero Mangimi

Ancora oggi è abbastanza frequente imbattersi in allevamenti di vacche da latte in condizioni di sovraffollamento, ossia quella situazione in cui il numero di animali è maggiore della capacità che ha la stalla (intesa come struttura) di ospitarli.

Questa condizione deriva fondamentalmente da due dinamiche che si sono sviluppate nel passato:

  • la prima, di tipo teorico, era data dalla credenza diffusa che tenendo più animali in stalla si potessero spalmare i costi fissi su più unità produttive;
  • la seconda invece, di tipo puramente pratico, era data dal fatto che nel processo di crescita delle aziende agricole il numero di animali è cresciuto molto più velocemente di quanto non lo abbiano fatto le strutture.


LE CONSEGUENZE DEL SOVRAFFOLLAMENTO

Il sovraffollamento degli ambienti, anche se talvolta per brevi periodi, induce negli animali una condizione duratura di stress la cui risposta si traduce generalmente in un abbassamento delle performance ed in un aumento delle patologie.

Avere una stalla sovraffollata significa agire negativamente sui tempi che gli animali dedicano alla mangiatoia, al riposo e all’interazione sociale, con gli effetti peggiori che si manifestano a carico degli animali meno dominanti.

Dal punto di vista ormonale, lo stress, di qualsiasi natura esso sia, si traduce in un calo delle difese immunitarie dovuto ad un innalzamento dei livelli ematici di cortisolo, ormone dagli effetti immunosoppressivi.
L’innalzamento dei livelli ematici di cortisolo espone, in sostanza, l’animale a tutta una serie di problemi che hanno origine quando la condizione di benessere si abbassa a livelli tali da pregiudicare il normale svolgimento delle funzioni giornaliere.

Ecco di seguito i principali problemi in cui si può incorrere in condizioni di sovraffollamento:

  • A livello alimentare, gli animali meno competitivi della stalla (principalmente primipare e animali freschi) subiscono la pressione gerarchica esercitata dagli animali più forti e tendono, di conseguenza, a recarsi alla greppia con meno frequenza facendo pasti di maggiore quantità.
    Questo porta inevitabilmente ad una abbassamento del pH a livello ruminale che causa la morte dei ceppi batterici deputati alla degradazione della fibra, ponendo le basi per una serie di squilibri metabolici.
    Inoltre, dalla morte dei batteri cellulosolitici si liberano endotossine che passano attraverso le tigh junction, precedentemente allentate dalle condizioni di stress in cui versa l’animale, entrano nel circolo sanguigno e si dirigono nei tessuti creando problemi di qualsiasi genere dove trovano le condizioni di insediamento favorevoli.
  • Per quanto riguarda il tempo di riposo, che in condizioni ottimali si dovrebbe attestare in 12-14 ore al giorno, la gran parte degli studi afferma che le ore dedicate al riposo diminuiscono sensibilmente quando la densità della stalla supera il 120%, raggiungendo, in alcuni casi, picchi del 15% in meno rispetto alle condizioni ideali. Parallelamente si nota un effetto trascinamento anche sui tempi di ruminazione che tendono a diminuire.
  • Il tempo passato in piedi risulta essere il maggiore responsabile dell’insorgenza di patologie podali, il cui impatto all’interno degli allevamenti risulta essere sempre più importante con forti ripercussioni sull’economia della stalla.
  • L’insorgenza di patologie a carico della mammella aumentano in condizioni di sovraffollamento, per il semplice motivo che gli animali si sporcano più velocemente, fattore che richiede una gestione puntuale e precisa delle operazioni di pulizia.
  • La manifestazione dei calori è molto meno evidente, con molti animali che presentano calori silenti.

STRATEGIE UTILI

Qualora si verifichino condizioni di sovraffollamento legate ad un eccessivo numero di animali rispetto a quelli potenzialmente ospitabili in una determinata struttura, si rendono necessarie alcune strategie da attuare per non incorrere nei problemi produttivo – sanitari descritti fino a questo momento.

  • Non sovraffollare il pre e il post parto: è la fase più delicata poiché da questa dipendono le sorti di tutta la lattazione. Condizioni di stress maturate nel breve periodo si riflettono nell’insorgenza di problemi sul lungo periodo.
  • Non sovraffollare il box dove sono presenti le primipare, soprattutto in condizioni di gruppo misto: le primipare oltre ad essere gli animali che più di tutti subiscono la competizione, sono anche quelle la cui riduzione di ingestione di sostanza secca si traduce su una minore quantità di nutrienti disponibili per la crescita.
  • Gestione corretta della mangiatoia: il fatto che tutti gli animali non abbiano accesso contemporaneo alla mangiatoia rende indispensabili due condizioni. La prima è che la miscelata scaricata non sia soggetta a demiscelazione, la seconda è che la spinta dell’unifeed verso le vacche deve avvenire quante più volte possibili, per far si che gli animali meno dominanti che si recano alla greppia dopo gli altri abbiano alimento a sufficienza.
  • Garantire la pulizia dei passaggi e degli animali: in condizioni di sovraffollamento non è raro vedere animali coricati sui passaggi e sulle corsie; questo comportamento è sempre dannoso, ma lo è ancora di più quando le superfici che vanno a contatto con la mammella sono sporche. Quando il sovraffollamento delle zone di riposo si manifesta su stalle a lettiera permanente risulta fondamentale che la gestione delle lettiere sia puntuale per garantire superfici asciutte ogni giorno.
  • Garantire acqua a sufficienza per tutti gli animali: l’acqua è determinante se si pensa alle quantità medie richieste da una vacca in produzione. Si rende necessario, perciò, rispettare i centimetri lineari minimi per garantire una corretta assunzione di acqua.

CONCLUSIONI

Definire con certezza una soglia limite uguale per tutti, oltre il quale definire una stalla sovraffollata potrebbe far incorrere in errori di valutazione. Questo perché, se dal punto di vista concettuale, il sovraffollamento si ha dal momento che si supera il 100% di capacità di una stalla di ospitare gli animali, dal punto di vista pratico gli effetti che si riscontrano al superamento di questo limite non sono uguali in tutti gli allevamenti.

Questo perché la capacità gestionale dell’allevamento risulta determinante per difendersi dalle insidie del sovraffollamento. In sostanza, le stalle che possono “permettersi” una condizione di sovraffollamento sono quelle che hanno la capacità manageriale più alta, perché sono in grado di attuare scelte gestionali capaci di mitigare gli effetti negativi del sovraffollamento.

Lo strumento decisivo che consente di valutare l’impatto del sovraffollamento può essere dato dalla legge dei rendimenti decrescenti, che in economia indica la condizione per la quale in un sistema produttivo, ad ogni incremento di un determinato fattore, mantenendo fissi gli altri, non corrisponde un incremento di produzione proporzionalmente crescente.

Dott. Andrea Manca

Vuoi capire con un nostro tecnico se la tua stalla è sovraffollata e come agire?

Scrivici via WhatsApp al numero 335 1299602 e richiedi un appuntamento