Cosa stanno mangiano le nostre vacche: lo sappiamo con certezza?

28/05/2020

Il parere dell’esperto

Articolo a cura del Dott. Andrea Pesenti, dottore agronomo e consulente tecnico commerciale per Ferrero Mangimi.

Negli ultimi mesi ho cominciato ad utilizzare un nuovo e semplice strumento nella routine quotidiana di alimentarista: una stufetta. Sostanzialmente uno strumento che produce un flusso di aria molto calda attraverso una ventola e una piccola resistenza.

Facciamo un passo indietro però. Nella preparazione quotidiana dell’alimentazione per le bovine partiamo dalle nostre razioni stabilite, ma sappiamo benissimo che la razione che arriva agli animali non è sempre quella che noi vogliamo.

LA VARIABILITÀ DEGLI ALIMENTI

Il fattore di variabilità a monte di tutto è la non omogeneità degli alimenti che forniamo agli animali. Ci sono altri fattori che generano variabilità come il carico degli alimenti nel carro, la gestione del carro unifeed e la gestione dell’unifeed una volta scaricato, ma oggi voglio concentrarmi su quella generata dagli alimenti e su come controllarla maggiormente.

Guardiamo per esempio il grafico 1 tratto da un lavoro dell’Università della Virginia (2007). Le razioni formulate spiegano solo per il 45% il tenore di proteine delle razioni effettivamente data alle bovine. Si vedono infatti razioni formulate al 15% di proteina che in realtà ne hanno poi il 19% o viceversa.

Questo non succede solo nelle aziende che lavorano male o che prestano poca attenzione, ma in ogni azienda c’è in maggior o minor misura questa variabilità se non c’è un sistema di controllo adeguato.

Nelle aree in cui lavoro è molto comune avere a che fare con silomais, pastone di mais, erba medica insilata o fasciata, insilati di frumento, orzo o sorgo, insilati o fasciati di loietto: in sostanza una grossa quantità di alimenti che le vacche mangiano sono umidi o molto umidi cioè dal 25% di sostanza secca fino al 70%.

In tutti questi prodotti, pur partendo dal presupposto che siano sani e fatti al meglio, abbiamo sempre e comunque una variabilità intrinseca. La trincea o i balloni variano sempre per diverse ragioni, non per forza per errori.

Anche prodotti fatti al meglio hanno variabilità interna di umidità e valori nutritivi. La variabilità è sempre e comunque contraria a tutti i nostri sforzi per far produrre latte alle bovine. Il rumine e i suoi batteri hanno bisogno di costanza per poter lavorare al meglio e fornire alla bovine ciò che hanno bisogno per il mantenimento e la produzione lattea.

UNA SOLUZIONE ALLA VARIABILITÀ

A tal proposito all’inizio vi ho parlato della stufetta: questo strumento mi permette direttamente in azienda di valutare con buona precisione almeno la variabilità della sostanza secca degli alimenti.

Mediamente in circa un’ora o poco meno di essicazione il campione viene totalmente privato dell’umidità e tramite dei semplici calcoli di pesi riusciamo a calcolare il quantitativo di acqua che è evaporato. Ciò che non si riesce a valutare del tutto precisamente in campo, e per cui servono analisi precise nei laboratori adatti, sono i valori nutritivi contenuti negli alimenti.

Però già questa procedura ci aiuta ad adattare la nostra razione alla macrovariabilità dell’umidità, magari dovuta anche a pioggia o ad un fronte molto esposto al sole d’estate.

Per esempio se abbiamo un silomais che sulla carta ha il 31% di sostanza secca e il 30% di amido e in razione abbiamo deciso che ne diamo 25 kg capo giorno, avremo le bovine che mangiano 7,75 kg di ss data da silomais di cui 2,3 kg di amido. Se, andando avanti nella trincea, dopo 15 giorni dall’analisi verifico in azienda che la sostanza secca è diventata del 34%, senza accorgermene avrò una razione sbilanciata rispetto a quella stabilita.

Staremo dando più sostanza secca da silomais diluendo così l’apporto di altri nutrienti e magari dando anche troppo amido rispetto a ciò che vogliamo.
In questo caso tramite un semplice foglio elettronico correggiamo subito la sostanza secca del silomais e ci viene calcolato in automatico quanti kg di silomais dobbiamo caricare per capo per mantenere tutti gli apporti costanti.

In sostanza “cambiare” spesso per poter non cambiare mai la razione alle vacche: costanza! Si può impostare questo controllo ad ogni visita, ogni settimana o 10 giorni in modo da valutare tempestivamente le variazioni. Questo controllo ripagherà sicuramente in costanza di ingestione, in benessere ruminale dell’animale e quindi in produzione di latte.

VALUTAZIONE DELLE PIANTE IN CAMPO

Un altro interessante impiego della stufetta è il suo uso per valutare le piante in campo.
Recentemente sono stato in un campo di frumento destinato all’insilamento e l’allevatore voleva capirne più o meno l’umidità, con l’obiettivo di valutare il tempo di taglio (avendo visto anche lo stadio di maturazione della pianta). Preso un campione e macinato finemente abbiamo ottenuto il valore in 45 minuti tramite la stufetta.

CONCLUSIONI

Non è sicuramente solo la stufetta la chiave di tutto e ci possono essere anche altri modi di controllare la variabilità, il mio è semplicemente un esempio.

Il punto su cui desidero porre l’attenzione è che senza chiederci quotidianamente cosa diamo agli animali da mangiare e quanto variano giorno per giorno gli alimenti non riusciremo ad avere in mano la chiave per fare costantemente latte. La chiave infatti sta sempre in una gestione adeguata di ogni piccolo o grande settore che compone l’azienda e questo ne è un esempio.

Dott. Andrea Pesenti

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