Biosicurezza in allevamento: come valutare la tua azienda

27/08/2020

Il parere dell’esperto

Articolo a cura della Dr.ssa Linda Galli, Medico Veterinario, Consulente Tecnico per Ferrero Mangimi.

Il concetto di biosicurezza in allevamento è maturato in questi ultimi 5 anni, partendo da una serie di nozioni e buone pratiche per prevenire l’ingresso di infezioni in un allevamento e controllare la diffusione di malattie all’interno dello stesso. Aspetti presi forse “sotto gamba” in passato, ma che oggi diventano azioni fondamentali e imprescindibili del quotidiano management in allevamento.

Diventa necessario riposizionare il concetto di cura delle patologie animali per cominciare invece a ragionare in termini di tutela della salute animale. Non è solo una questione semantica perché, in realtà, dietro questo apparentemente trascurabile avvicendamento dei termini si cela un’evoluzione culturale, educativa ed organizzativa di notevole impatto, non solo sul mondo produttivo, ma anche sul suo indotto (es. circuito della distribuzione).

Una volta a pieno regime, il Regolamento (UE 2016/429) sancirà un nuovo modo di “fare veterinaria”: infatti, il dispositivo di legge indica nelle sue stesse premesse che le conoscenze in materia di sanità animale (compresi i sintomi e le conseguenze delle malattie) e i possibili mezzi di prevenzione (inclusa la biosicurezza) sono un presupposto inderogabile, su cui operatori e professionisti del settore animale hanno l’obbligo di formarsi adeguatamente.

DEFINIZIONE DI BIOSICUREZZA

Sfogliando i “sacri testi”,

biosicurezza è il miglior sinonimo per indicare tutte le procedure messe in atto per diminuire nell’ambiente i rischi e l’impatto di infezioni associati ad agenti patogeni di origine virale, batterica e fungina.

La definizione è indubbiamente di ampio respiro per sottintendere che una patologia è l’espressione di un meccanismo complesso di interazioni tra animale ospite, agenti infettivi, eco-sistema di allevamento e vettori di trasmissione.

Diverse sono inoltre le chiavi di lettura della biosicurezza in termini di animali (individuali o “in mandria”), realtà produttive (allevamenti indipendenti o soccide) e geografiche (comprensori, distretti o Stati) soprattutto agli effetti del concetto di “compartimentalizzazione” che permette di definire su un territorio sottopopolazioni con status sanitario distinto sia a fini profilattici che del commercio internazionale (ad es. Reg. UE 2009/616).

BIOSICUREZZA IN ALLEVAMENTO: COSA SI INTENDE

Nella quotidianità d’allevamento, biosicurezza sottintende l’insieme di prassi mirate:

  • sia a limitare l’ingresso in azienda di infezioni presenti sul territorio (eradicazione)
  • SIA a limitarne la diffusione all’interno del sedime stesso (prevenzione).

I benefici di un protocollo di biosicurezza si misurano in base a differenti fattori:

  • ottimizzazione dello stato di salute e di benessere degli animali,
  • aumento della produttività,
  • miglioramento della qualità mercantile della derrata,
  • miglioramento delle condizioni di lavoro più sicure per gli addetti di stalla
  • vantaggi competitivi sui mercati internazionali conseguenti alla domanda di qualità sollecitata dal consumatore.

La biosicurezza è una parte integrante di qualsiasi azienda di produzione di suini. I componenti di biosicurezza includono la localizzazione, il progetto dell’allevamento, la decontaminazione, il controllo di roditori e insetti e l’immunizzazione degli animali. Questi possono avere un effetto diretto sulla produttività e sul rendimento dell’azienda.

  1. Fase clinica: diagnosi e cura delle malattie.
  2. Fase della prevenzione: impostazione di misure di profilassi indiretta e diretta.
  3. Fase sanitaria: eliminazione delle grandi malattie attraverso il controllo indiretto (vaccinazioni) e diretto.
  4. Fase manageriale: non solo approccio sanitario ma anche gestionale

Il punto focale, senza il quale qualsiasi piano di biosicurezza sarebbe inutile, è la conoscenza della propria azienda e delle aziende ad essa correlate.

COME VALUTO LA MIA AZIENDA

Nel momento in cui voglio tracciare la Linea Zero del mio allevamento, devo essere a conoscenza di alcuni punti fondamentali sui quali si basano le check list di biosicurezza:

  • La presenza di agenti patogeni
  • La presenza di malattie
  • La localizzazione delle malattie
  • L’ incidenza della malattia
  • L’ origine degli agenti e delle malattie
  • La diffusione all’interno dell’azienda e dei gruppi
  • L’ efficacia delle misure già intraprese

Una volta raccolti questi dati, posso procedere ad applicare il protocollo di biosicurezza, che pone l‘attenzione su gli aspetti fondamentali routinari delle attività in allevamento:

  • Controlli in ingresso (acquisto dei riproduttori e dei suini, acquisto del seme, disinfezione dei mezzi)
  • Monitoraggio siero-batteriologico
  • Controlli interni all’azienda (mangime e approvvigionamento idrico, rimozione liquami e animali morti, ingresso visitatori e personale, rifornimento materiale, controllo infestanti)
  • Sistemi manageriali di controllo sanitario
  • Gestione dei flussi (passaggio tra strutture, gestione dell’attrezzatura)
  • Controlli in uscita: macello
  • Acclimatamento

Esistono diverse check list, elaborate dal Ministero della Salute in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lombardia e Emilia Romagna o quella della Università di Gent.

IL RUOLO DEL VETERINARIO

Come si può vedere, la biosicurezza comprende una moltitudine di aspetti e azioni, con le quali l’allevatore, l’addetto e il veterinario devono fare i conti ogni giorno. La routine, però, nel lungo termine può portare ad assumere un atteggiamento superficiale verso questi elementi.

La frequenza e la costanza dei protocolli di igiene e la qualità delle misure di biosicurezza dipendono non solo dalla conoscenza dell’importanza delle strategie di prevenzione, ma anche da sensibilità individuali dipendenti dalla percezione del rischio, dalla tipologia della produzione animale, dalla dimensione dell’allevamento, dalla disponibilità di manodopera e dalle caratteristiche strutturali stesse degli insediamenti zootecnici. Imprescindibile diventa dunque il ruolo del veterinario nel conferire un corredo informativo non solo al titolare dell’allevamento, ma anche alla sua manodopera.

È importante prevedere un’attività didattica, definita dal veterinario, che dovrebbe concentrarsi su tre aree tematiche: la sequenza del protocollo di pulizia, detergenza e disinfezione, le buone prassi di gestione ambientale e il controllo dei punti critici in corso di allevamento.

Il fattore che gioca un ruolo determinante è il management, ed è un percorso fatto di formazione del personale, lungo tutta la filiera. La biosicurezza non si costruisce dalla sera alla mattina. Lasciare fuori i patogeni dall’allevamento, adottando uno scrupoloso piano di lavaggio degli automezzi che trasportano i suini è uno strumento essenziale per evitare che i patogeni presenti in un’azienda vengano trasferiti a centinaia di chilometri di distanza in un’altra, ma non si deve sottovalutare la gestione della circolazione delle persone all’interno dell’azienda, sia dipendenti che fornitori.

In conclusione, è importante essere seguiti da esperti specializzati, che supportino la tua azienda nel perseguimento della biosicurezza in allevamento.

Dr.ssa Linda Galli

Vuoi essere supportato nel perseguimento della biosicurezza nel tuo allevamento?

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