Come aumentare la produzione partendo dalla vitellaia

27/02/2020

Il parere dell’esperto

Articolo a cura del Dott. Manuel Favretto, dottore in Produzione Animali e consulente tecnico commerciale per Ferrero Mangimi

Come ben sapete il successo tecnico – economico di un’azienda che produce latte è legato ad un’infinità di variabili. Per esempio, una delle più comuni è la conversione dell’unifeed in latte, che legata al costo della razione, da’ vita ad un parametro molto importante e fortemente correlato (circa al 45%) al reddito netto annuale dell’azienda: l’IOFC (income over feed cost).

Spesso, però, la gestione alimentare, correlata a quella economica, non ci aiuta a trovare tutte le risposte sul perché effettivamente la nostra azienda non riesce ad essere efficiente dal punto di vista tecnico-economico.

Negli ultimi anni, infatti, si è posta molta attenzione alla gestione della rimonta come fattore chiave per ottimizzare la produzione e quindi i risultati tecnico-economici dell’azienda. É stato confermato quello che ci aspettava: gli animali che vengono gestiti fin dalla giovane età con attenzione, in lattazione si dimostrano “migliori” rispetto ad animali che invece, gestiti in maniera non idonea, hanno subito dei traumi.

13 PUNTI CHIAVE PER GESTIRE LA VITELLAIA COME OPPORTUNITÀ PRODUTTIVA

Fin dai primi istanti di vita del vitello è importante avere già le idee molto chiare su come operare. Nello specifico, risulta fondamentale stabilire un protocollo di intervento condiviso da tutti gli operatori di stalla, in modo da poter standardizzare le operazioni, rendere il processo più semplice da applicare e minimizzare gli errori.

Ecco i 13 punti critici da prendere in considerazione per redarre un buon protocollo di gestione:

  • Valutare l’uso di vaccinazioni alle vacche asciutte contro Coronavirus, Rotavirus ed E. coli per ridurre l’incidenza di patologie enteriche durante i primi giorni di vita del vitello;
  • Offrire una sala parto comoda, con spazi adeguati, pulita ed impagliata a dovere al fine di garantire al vitello e alla vacca un parto in una situazione di quanto più benessere possibile;
  • Allontanare appena possibile il vitello dalla madre per limitare al massimo le contaminazioni vacca/neonato (prevenzione criptosporidiosi);
  • Mungere quanto prima il colostro, provarne la sua qualità (tramite un refrattometro) e somministrarlo tempestivamente al vitello (sarebbe l’ideale entro le 2 ore di vita) tramite l’uso di strumenti dedicati, lavati e disinfettati a dovere in una quantità pari a circa al 10% del peso vivo dell’animale.
  • Provvedere a creare una banca del colostro in modo che, nel malaugurato caso il colostro della madre sia di scarsa qualità (<25° brix) o in quantità insufficienti, si possa attingere da essa per concludere l’operazione di colostratura del vitello in maniera corretta.
  • Spostare il vitello in un luogo asciutto, pulito, igienizzato, caldo, ben impagliato e al riparo da correnti d’aria;
  • Fornire nei giorni successivi latte sano o suoi sostituti a temperatura, concentrazione (per i latte ricostituiti), qualità e quantità adeguate; evitare l’uso di latte di scarto (latte antibiotico e/o quello proveniente da vacche con SSC elevato)
  • Lavare ed igienizzare ad ogni utilizzo gli strumenti che si adoperano per allattare il vitello (ogni vitello dovrebbe avere uno strumento dedicato a lui soltanto);
  • Discutere e valutare con il veterinario/tecnico di riferimento la necessità di vaccinare il vitello per prevenire l’insorgenza di problematiche respiratorie (pastourella, sinciziale, etc.).
  • Mettere a disposizione sin dai primi giorni, acqua fresca e un alimento solido (solo concentrati e non foraggi)
  • Cercare di svezzare ad un’età compresa tra i 60 e i 70 giorni (porsi l’obbiettivo di raddoppiare il peso di nascita) per ottimizzare al massimo i costi relativi alla rimonta, con l’obbiettivo di avere manze in peso e misura pronte a ricevere la prima fecondazione a 13-14 mesi d’età (primo parto 23-24 mesi);
  • Porre la massima attenzione alla messa a terra dei vitelli (cambio di stabulazione) e alla gestione alimentare; quest’ultimo è uno dei fattori più critici in quanto si passa da una alimentazione mista a una solo solida (considerare la formulazione di una dieta di transizione).
  • Mantenere il più possibile le lettiere pulite e libere dall’accumulo di gas (l’ammoniaca in particolar modo) .

CONCLUSIONI

Questi sono alcuni spunti su cui lavorare per migliore le proprie performance in stalla (e i propri profitti). É sorprendente come a parità di altre condizioni, migliorando la gestione di una fase dell’allevamento poi si concretizza in fase di lattazione con più latte munto per animale, migliori titoli, migliore capacità di ingestione, migliore efficienza alimentare e maggior durata della carriera produttiva dell’animale.