Alpeggio, l’irresistibile
richiamo della natura

L’esperienza della famiglia Colombero, originaria di Marmora e ora di stanza a Genola. Alleva oltre duecento capi di Piemontesi

10/10/2019

Un rito che si ripete puntuale ogni anno, e allo stesso tempo un ritorno alle radici. È la transumanza, pratica portata avanti da tanti margari. Come la famiglia Colombero, originaria di Marmora (Cuneo – Piemonte) e ora “di base” a Genola. Ogni fine giugno lascia la cascina, dove alleva oltre 200 Piemontesi, e porta gli animali a Canosio, in valle Maira.

IMPRESA FAMIGLIARE

Quella dei Colombero è un’azienda a conduzione famigliare. Il più giovane è Roberto, 34 anni, in cascina con papà Giorgio e mamma Delia. L’attività di margari viene portata avanti da generazioni.

«La nostra famiglia – spiega Roberto – ha sempre affittato le stalle, cambiando di tanto in tanto proprio come fanno i margari. A lungo abbiamo “orbitato” sul Saluzzese, ma dal 2015 abbiamo comprato una cascina a Genola: ora siamo lì».
Nel cuore della piana cuneese i Colombero allevano, come accennato, 280 capi di razza Piemontese, che ogni anno vengono portati… al fresco dei monti della valle Maira.

ALPEGGIO A MARMORA

La partenza per Canosio avviene intorno al 24 giugno. «Carichiamo gli animali a Genola intorno alle 17 del pomeriggio – racconta Colombero –. Una volta arrivati nel territorio di Marmora scarichiamo le bestie e le lasciamo lì una notte. Alle 5 del mattino partiamo per l’alpeggio: camminiamo per circa 5 ore, la distanza è di 16-17 chilometri. Il rientro in pianura solitamente è fissato per fine settembre. Stiamo in montagna tra i 90 e i 100 giorni. In questi tre mesi gli animali si muovono in ampi “recinti”, dove stanno per una decina di giorni, e poi vengono spostati».
La giornata lavorativa dei Colombero in valle Maira inizia alle 6 del mattino
e termina intorno alle 19. «La malga? È del Comune, e noi la affittiamo».

LATTE E NOSTRALE

Dal latte che le Piemontesi producono viene ricavato il Nostrale, formaggio tipico della vallata stagionato 30 giorni.
«Mungiamo (a mano) una trentina di capi due volte al giorno – dicono i Colombero –, verso le 6 del mattino e alle 5 del pomeriggio. Con il latte diamo vita a tre forme al giorno di Nostrale, da 7 chili ciascuna, che poi vendiamo ai negozi della valle Maira. C’è un marchio specifico a tutela di questo formaggio, a fine agosto c’è anche la festa».

Il procedimento di produzione? «Si mette il latte in caglio – dicono i margari –. Lo lasciamo riposare un’ora, poi si rompe la cagliata… e il gioco è fatto». Ovviamente la mungitura viene portata avanti anche durante i mesi di permanenza a Genola. «Lì in realtà mungiamo poco. Il latte che produciamo (circa un quintale al giorno) lo diamo alla cooperativa “Piemonte Latte”, nostri “vicini di casa”».

ALIMENTAZIONE ANIMALI

L’alimentazione dei capi è in larga parte di produzione propria. «A Genola – afferma Roberto Colombero – in autunno e primavera diamo alle nostre Piemontesi erba che arriva direttamente dai campi che lavoriamo. In inverno somministriamo fieno e insilato. Ai vitelli diamo invece fieno e mangime».

SAPORE INIMITABILE

Essendosi recentemente trasferiti a Genola, i Colombero non hanno al momento all’orizzonte progetti di ingrandimento o espansione della propria azienda. Su una cosa però non hanno dubbi: continuare a portare avanti l’antica tradizione della transumanza.
Anche se può sembrare scontato, l’erba cresciuta all’aria pura di montagna regala al latte un sapore speciale. E in pianura non potrebbe mai nascere un formaggio come quello che nasce tra i monti della valle Maira.

Matteo Garnero

Tratto da Imprenditore Agricolo
imprenditore-agricolo