Bovini da carne: punti chiave per una gestione efficiente dell’allevamento

30/04/2020

Il parere dell’esperto

Articolo a cura del Dott. Andrea Manca, dottore Agronomo e consulente tecnico commerciale per Ferrero Mangimi

L’allevamento dei bovini da carne è un comparto zootecnico di estrema importanza e in costante crescita in Italia. Le motivazioni di questo sviluppo sono da ricercarsi principalmente nell’attenzione crescente che il consumatore italiano mostra nei confronti delle carni di alta qualità, ottenute da razze pregiate, allevate nel nostro territorio, con sistemi che rispettano il benessere animale e la sostenibilità ambientale.

BENESSERE ANIMALE NELL’ALLEVAMENTO BOVINI DA CARNE

Il concetto di benessere animale ha assunto negli ultimi anni una grande importanza nella filiera del bovino da carne.  Questo sia perché gli animali allevati in condizioni di benessere sono più performanti, convertono meglio il cibo in carne ed hanno una qualità della carcassa nettamente superiore, sia perché il consumatore chiede sempre con maggiore insistenza garanzie circa lo stato di benessere degli animali.

Gli allevatori hanno quindi tutto l’interesse a garantire elevati standard di benessere per i loro animali e a mettere in pratica regole di gestione aziendale che si traducono inevitabilmente in una migliore redditività dell’azienda stessa.

LE INSIDIE DELLA FASE DI RISTALLO

Una delle fasi più delicate nella carriera del bovino da carne è sicuramente l’arrivo in stalla.

Gli animali, provenienti spesso da luoghi di origine lontani, subiscono infatti una profonda condizione di stress durante il viaggio, a cui si somma l’ingresso in un ambiente del tutto nuovo, con un nuovo piano alimentare, accompagnato dai trattamenti sanitari a cui viene sottoposto all’arrivo in stalla. I bovini si trovano quindi ad affrontare una condizione di stress che deve necessariamente essere ridotta nel più breve tempo possibile, in modo tale che non pregiudichi l’accrescimento dei capi e l’insorgenza di patologie.

Sotto il profilo nutrizionale l’animale necessita di un periodo di adattamento al nuovo regime alimentare. Il rumine, infatti, funziona in maniera efficiente finché al suo interno perdurano condizioni di costanza, che non sono garantite quando i vitelli vengono trasportati nelle strutture per l’ingrasso.
L’abbandono dell’allevamento di origine, la restrizione alimentare e idrica durante il trasporto e il diverso regime alimentare a cui vengono sottoposti all’arrivo in stalla fanno si che, nel giro di alcuni giorni, le condizioni ruminali siano totalmente stravolte.

Nell’allevamento di origine, gli animali sono spesso alimentati con razioni a basso livello nutritivo e ad alto apporto fibroso (pascolo e foraggi). Queste, unite alle restrizioni alimentari del viaggio, determinano la formazione di una microflora ruminale inadatta alla metabolizzazione dei carboidrati caratterizzati da una elevata fermentescibilità dell’amido.

Nelle prime fasi dell’ingrasso l’apporto energetico deve quindi essere necessariamente moderato, preferendo concentrati basati su una buona fermentescibilità della fibra e fieni con un buon livello nutritivo.

Una volta trascorsa la fase di adattamento, la dieta deve essere aggiornata con livelli nutritivi elevati, capaci di garantire notevoli performance di accrescimento ed elevati standard qualitativi della carcassa.

Sotto il profilo sanitario, i tipici interventi che si eseguono all’arrivo in stalla riguardano:

  • problemi respiratori,
  • problemi dell’apparato digerente,
  • le enterotossiemie,
  • i trattamenti antiparassitari.

Proprio i parassiti sono uno dei fattori immunosoppressori più rilevanti, pertanto il loro trattamento deve sempre essere anticipato rispetto alla vaccinazione degli animali, anche se di frequente, per motivi di ordine pratico, i trattamenti vaccinali e antiparassitari vengono effettuati nello stesso momento.

Dal punto di vista organizzativo, i gruppi dei vitelli devono essere composti in maniera tale da limitare al massimo le condizioni sfavorevoli verso i capi meno gerarchici del box; raggruppamento per mole e per stalla di provenienza sono le strategie più utilizzate.

GESTIONE DEL BOVINO IN STALLA: PUNTI CHIAVE PER AUMENTARE L’EFFICIENZA

La gestione dei bovini in stalla richiede particolare attenzione su alcuni punti determinanti per raggiungere la massimizzazione della redditività aziendale.

ALIMENTAZIONE: gli animali devono poter accedere al cibo liberamente e l’alimento deve essere disponibile a tutte le ore del giorno. I sistemi basati sulla somministrazione dell’alimento razionato in due volte al giorno limitano l’efficienza ruminale e causano condizioni di sub-acidosi per la discesa repentina del pH. L’abbassamento del pH crea una riduzione importante nell’ingestione di sostanza secca per circa una settimana, a patto che la corretta gestione nutrizionale sia prontamente ristabilita. Una condizione di sub-acidosi duratura nel tempo limita drasticamente l’accrescimento dell’animale.

SPAZIO: questo è certamente uno dei fattori in grado di condizionare in maniera pesante l’accrescimento dell’animale; gli spazi limitati dei box infatti pregiudicano drasticamente l’acquisizione di peso. Le condizioni di allevamento ideali sono comprese tra 0.8 m² e 1.0 m² per 100 kg di peso vivo e sacrificare questo spazio significa limitare le performance produttive dell’animale.

ACQUA: vista la quantità assunta dai bovini, l’acqua riveste sempre una notevole importanza; è fondamentale che questa sia sempre pulita, fresca e in condizioni microbiologiche adeguate, tali da garantire il corretto mantenimento delle condizioni ruminali.

STALLA: la struttura in cui vivono gli animali deve essere leggera e sufficientemente arieggiata. Nel caso di strutture chiuse è necessario che il tetto sia dotato di cupolino centrale per assicurare l’effetto camino, necessario ad eliminare l’ammoniaca e l’aria calda durante l’estate.

IL MOMENTO DELLA MACELLAZIONE: UNA DECISIONE REDDITIZIA

Decidere quale sia il momento più corretto per la macellazione è un compito affidato quasi sempre all’occhio esperto dell’allevatore. Questa incombenza risulta, però, poco scientifica, per nulla misurabile e talvolta induce a valutazioni errate che non individuano assolutamente il momento migliore per questa operazione.

La condizione ideale per realizzare la macellazione è quando l’animale sfrutta ancora una piena efficienza di crescita, capace di essere redditizia rispetto ai costi sostenuti e al contempo abbia raggiunto un ottimale stato di ingrassamento.

A tal proposito, dividendo il costo razione per il costo del chilogrammo di peso vivo a cui viene venduto l’animale, si ottiene l’incremento giornaliero che il vitello deve garantire al fine di ripagare i costi alimentari.

Come è facilmente intuibile, l’individuazione di questo periodo è cruciale ed un’errata valutazione riduce l’efficienza economica del processo e vanifica gli sforzi fatti durante la fase di ingrasso.

Maggiore è il tempo che intercorre tra il momento ideale della macellazione e la macellazione vera e propria, maggiore sarà il danno economico per l’allevatore.

Esistono alcuni strumenti che consentono di prevedere il momento della macellazione con accuratezza dimostrata, offrendo perciò un grande supporto all’allevatore in fase decisionale.

ALLEVAMENTO BOVINI DA CARNE: CONCLUSIONI

La forte competitività che caratterizza il settore dei bovini da carne impone un’attenta gestione di tutto il processo produttivo ed il rispetto di alcune pratiche gestionali, come quelle precedentemente descritte. Solo in questo modo le aziende possono raggiungere l’ottimizzazione della redditività e l’efficienza produttiva.

Dott. Andrea Manca

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