Come riconoscere e curare l’acidosi ruminale sub-acuta

08/02/2018

Il parere dell’esperto

Articolo a cura della Dott.ssa Sara Gandolfo, medico veterinario, consulente tecnico e alimentare per Ferrero Mangimi per gli allevamenti di bovini da latte.

Per acidosi ruminale s’intende una condizione in cui il pH ruminale si abbassa a valori inferiori a 5, principalmente a causa di diete contenenti un eccessivo apporto di carboidrati fermentescibili a discapito della fibra.
Nelle nostre stalle possiamo trovare forme di acidosi acuta, che può portare anche a morte dell’animale, e forme di acidosi sub-acuta (S.A.R.A), con sintomi più lievi ma più frequenti e subdoli. Quest’ultima forma viene descritta come una condizione in cui il pH ruminale oscilla tra 5.0 e 5.5 per un determinato lasso di tempo nella giornata.

I SINTOMI

I sintomi sono poco evidenti ma ugualmente pericolosi, soprattutto per la difficile diagnosi. Sono caratterizzati da una ridotta assunzione di cibo con conseguente calo produttivo e dimagrimento dell’animale, zoppie da laminiti e abbassamento del titolo di grasso nel latte. In casi estremi si può arrivare a fenomeni di “inversione” tra tenore di grasso e proteine.
La sindrome colpisce prevalentemente vacche fresche e freschissime con bilancio energetico negativo dovuto ad una capacità di ingestione non proporzionale ai fabbisogni energetici.
In questa fase risulta quindi fondamentale riuscire a concentrare l’energia della razione senza indurre acidosi.

LA PATOLOGIA

I microrganismi presenti nel rumine fermentano la fibra ed i glucidi producendo Acidi Grassi Volatili (AGV) quali acido
acetico (60-65%), acido propionico (20-25%) e acido butirrico (6-12%).
Con razioni costituite prevalentemente da foraggi viene prodotto principalmente acido acetico. Quest’ultimo, grazie anche
all’effetto tampone della saliva che “bagna” gli alimenti durante la ruminazione, contribuisce al mantenimento del pH ruminale a circa 6.5. Una dieta particolarmente ricca di concentrati sposta invece le fermentazioni a favore dell’acido
propionico, con conseguente diminuzione del pH ruminale a valori inferiori a 6.
Il processo di ruminazione si riduce e diminuisce anche la produzione di saliva e il suo effetto tampone. Di conseguenza si instaurano tutta una serie di modificazioni a livello della flora ruminale e dei suoi processi fermentativi che si ripercuotono
sull’intero metabolismo dell’animale.

LE CAUSE

La causa principale, come già accennato, risiede in uno squilibrio nel rapporto foraggi/concentrati. Sull’insorgenza però influiscono altre variabili come la gestione aziendale, l’ambiente e l’animale stesso.
Tra i fattori predisponenti vi sono infatti l’alimentazione con tecnica tradizionale, l’ingestione concentrata in particolari
momenti della giornata, le temperature elevate, il passaggio da asciutta a lattazione senza “steaming up” e lo stadio di lattazione (più frequente nelle prime fasi).

CURA E PREVENZIONE

In caso di acidosi conclamata non ci resta che intervenire sulla razione aumentando la quota tampone. E’ necessario inoltre aumentare la fibra lunga, data da un buon fieno di graminacee, per favorire la masticazione e indurre l’effetto tampone della saliva. Allo stesso scopo, in alternativa, possiamo impiegare preparazioni zootecniche ad alta ruminabilità.
Per quanto riguarda la prevenzione, le regole da seguire possono così essere riassunte:

  • fornire razioni con valori di NDF adeguato e non troppo spinte in amidi, le quali favoriscono la produzione di acido acetico, precursore del grasso nel latte, e aiutano così a mantenere elevati titoli di qualità;
  • evitare bruschi cambiamenti di razione soprattutto nel passaggio da asciutta a lattazione effettuando, ove possibile, lo
    “steaming up” che aiuta a preparare le popolazioni microbiche a razioni più spinte;
  • usare cereali a diverse velocità di fermentazione
  • impiegare tamponi adatti
  • fornire ampio spazio alle mangiatoie e agli abbeveratoi e garantire un accesso costante al cibo, favorendo piccoli pasti regolari piuttosto che discontinui ed abbondanti.

La corretta gestione alimentare e manageriale delle nostre amate vacche da latte aiuta a ridurre o addirittura eliminare gli
effetti della S.A.R.A.

Dott.ssa Sara Gandolfo

Tratto da Imprenditore Agricolo

imprenditore-agricolo